le radici del “focarone”

focarone di san giuseppe/2  marzo 2014FESTE E RITI

S.Giuseppe,  19 marzo.

La devozione verso San Giuseppe, padre putativo di Gesù, cominciò a diffondersi nel 1400 e la festa, in data 19 marzo, fu istituita da Sisto IV alla fine di quel secolo. Il culto si era molto diffuso in Spagna, grazie a Santa Teresa d’Avila che gli intitolò il primo convento. Nel 1968 Paolo VI lo proclamò patrono del lavoro, coniugando la sua persona di umile artigiano alla festa del I° Maggio.

Nella simbologia sapienziale il fuoco è l’elemento purificatore per eccellenza, simbolo d’energia vitale rubato da Prometeo per farne dono all’uomo. Il focarone di mezza Quaresima, tributato a San Giuseppe di professione falegname, andrò a sovrapporsi all’antichissimo rito primaverile dei Murmaia, in onore del primitivo Marte italico. La sera del 19 marzo si accende ancora il focarone,  ma sono decaduti i riti connessi.

I giovani saltavano sette volte sopra i carboni ancora ardenti, le giovani sulle ceneri.  Il rito del fuoco, antichissimo, mirava a far “ luce “ all’incipiente primavera con i bagliori delle fiamme, si bruciavano alberi secchi per concimare la Terra che stava germinando ( astronomicamente la festa precede l’equinozio del 21 marzo e ad essa si ricollegava tutta la simbologia ).  Presso i Romani in primavera si festeggiavano molte divinità legate al risveglio della natura ed alla feracità del suolo, si compiva la “Lustratio” dei campi                 ( sostituita nel  cristianesimo dalle Rogazioni ) e si facevano i riti propiziatori per scacciare le forze avverse.

Le “Feriae di Cerere” si svolgevano dal 12 al 19 aprile, erano legate ai cereali ed ai lavori agricoli e le si dedicava il rito purificatorio dei maschi fatti passare sui fuochi accesi, riproposti inconsapevolmente sopra i  resti del focarone. Fra i riti primaverili di tradizione domestica c’era l’uso di tagliare una ciocca di capelli che veniva intrecciata e conservata tra la biancheria come amuleto, parimenti al dente di cinghiale, al pelo di tasso, al ramo d’ulivo della domenica delle Palme, alla felce tricuspide, all’agrifoglio natalizio.

( tratto da ” giove aapennino, il catria e l’università delle XII famiglie originarie di chiaserna” di lucia romitelli )

 

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